Cosa c’è nel numero 5 de Le Mele Magazine

Nel giugno del 2018 è uscito, dopo 15 anni, il numero 5 della mia fanzine “Hai mai notato la forma delle mele?” che nella nuova veste si intitola “Le Mele Magazine”. Ecco cosa c’è nel numero 5 de Le Mele Magazine.

Che cosa sono Le Mele, cosa è stato e cosa ha significato “Hai mai notato la forma delle mele?”?
Potrei farlo io, posso spiegare cosa mi spinse a scrivere e disegnare quelle storie, ma credo che le parole migliori siano nelle prefazioni e postfazioni di, rispettivamente, Andrea Plazzi e Luca Vanzella uscite sulla prima edizione della raccolta edita nel 2014.

Il primo dice: 
“Avete mai notato le storie di Mabel Morri? Sono storie lente e sinuose, che sembrano partire da poco, se non da(l) nulla. Sono storie che alla fine da qualche parte arrivano, ma non te lo dicono prima. Non sono storie minimaliste, non nel senso di Carver […].
Sono storie di persone: sembra poco, e oggi sembra normale, ma un po’ di anni fa, quando Mabel queste storie le faceva, non era proprio la norma.”

Il secondo aggiunge:
“Un universo fatto di piccoli eventi che diventano ricordi, oggetti che incarnano memorie, di presente che diviene passato davanti ai nostri occhi. Tutta l’opera di Mabel è pervasa da questa malinconia che nasce dal rendersi conto che il tempo passa inesorabile.
Questa raccolta esprime questo sentimento anche nella sua stessa struttura: […] riproporre le storie all’interno degli albi in cui sono apparse per la prima volta non è però solo una felice intuizione che amplifica i temi e le sensazioni che poi si andranno a leggere, si tratta anche di un’opera di documentazione. Non stiamo vedendo solo uno spaccato nella vita di un autore ma anche un preciso momento del fumetto italiano.”

Ho sempre amato l’idea di rivista, di contenitore. Forse perché le mie radici vengono dalle edicole, vero luogo di culto e di incontro nel quale si scovavano le letture più interessanti, dopo le biblioteche. Era bello spulciare e rimanere affascinati dalle copertine, dalla grafica, dai titoli.
Una delle definizioni della Treccani alla voce rivista dice: pubblicazione periodica che ha generalmente per oggetto un particolare settore di studi o di attività. 
Ho sempre amato l’idea di raccontare cose piccole, eventi all’apparenza privi di importanza, dettagli superficiali e che invece risultano decisivi.
Dopo “Il giorno più bello“, uscito per Rizzoli Lizard, ho intrapreso un ritorno a quei codici che avevo durante la stesura del numero 1 delle Mele. Ci volevo ritornare, forse per ritrovare la spensieratezza che spesso il lavoro toglie. O forse avevo qualcosa di diverso da dire, come 15 anni fa.

Così, il numero 5 si apre subito con 7 pagine di fumetto, le migliori che abbia disegnato nel 2018. Ritroviamo due tra i miei personaggi più apparsi nelle mie storie: Ali e Bea, conosciute nella storia breve “Quel certo non so che” e riprese nella trilogia “Piccole Cose Straordinarie”. Una vignetta, con loro due, appare sul mio profilo come tweet fisso.
C’è anche Nice: l’ultima volta l’avevamo lasciata su una scala mentre lasciava Cate.

Su un vecchio moleskine avevo appuntato questa intervista: era fittizia, nell’immaginazione dell’immaginazione alcune delle mie ragazze erano in realtà attrici feticcio dei miei fumetti. C’è un film di Woody Allen nel quale, dopo una vita a rincorrere il successo, il vero applauso, in una scena onirica, lo riceve dai suoi personaggi, quelli che ha fatto vivere e a cui ha fatto vivere avventure. Mi è rimasta impressa questa scena, forse perché penso che i miei personaggi mi vogliano più bene di quanto potranno mai riceverne dai lettori; è egoista suppongo, è snob, come se fossi ancora la ragazzina sbagliata e incompresa dell’infanzia.

C’è S., la prima fisionomia che abbia mai disegnato; è stata la protagonista di quasi tutte le mie storie e quando non lo era aveva il ruolo da comprimaria, come Ike in “Cinquecento milioni di stelle“, che mi ha fatto molto ridere.
C’è questa intervista: ha un sapore di addio.

La pagina Sport invece è dedicata alla Nazionale di calcio femminile.
Per quanto la partita che avrebbe confermato l’Italia ai Mondiali di Francia 2019 fosse Italia – Portogallo dell’8 giugno 2018 a Firenze, fu Italia – Belgio al Mazza di Ferrara a definire il passaggio del turno, ma rimase ufficioso fino all’ufficialità eloquente del 3 – 0 al Portogallo. Io c’ero, a Firenze quel venerdì, ci furono meno spettatori che a Ferrara e applaudii, applaudii queste ragazze fino a farmi venire i palmi rossi. Non riuscii ad andare a Ferrara solo perché giocavano di martedì, ma ho voluto raccontare di quella partita e dell’esultanza di Martina Rosucci, un’esultanza piena di gioia e di rivincita.

C’è spazio anche per il Fotoromanzo. In fondo provengo sempre dal secolo scorso e a casa ci arrivava Postalmarket via posta.

A metà fanzine, in regalo, il poster delle protagoniste di “Volevamo essere le Spice Girls”, il mio nuovo romanzo a fumetti in gestazione.

Le figurine sono nella seconda metà.
Sono cresciuta con gli album dei calciatori. Ero l’unica bambina a scuola che giocava con i maschietti, che curvava un po’ le figurine e con una specie di applauso tentava di rovesciarne il più possibile, per vincerle. I pavimenti dalle suore erano freddi, di un colore chiaro privo di poesia, ma capitava che ne attaccassi qualcuna che non possedevo. 
Ogni figurina raccontava una storia, l’ho sempre pensato e allora mi sono inventata le mie, di figurine: Sara Gama, Michele Scarponi, Giampiero Mughini, Andrea Fortunato e Giorgia Sottana.

La politica non mi ha mai interessato fino a quando non ho notato che anche quelli della mia generazione iniziavano a farla. Il problema è stato dopo, quando al potere ci sono arrivati quelli che hanno il mio stesso retaggio, dai cartoni animati giapponesi, ai fumetti, a Drive In, al Milan di Berlusconi.
Che fallimento grandioso.
Ma ho anche scoperto quei ragazzi che solo perché la pensavano in modo diverso hanno avuto la peggio: non si tratta di santi, ma di ingiustizia. Renato Biagetti è un nome tra i tanti, ucciso da due ragazzini protetti, ucciso solo perché la pensava diversamente.

Come in ogni rivista che si rispetti, le ultime pagine sono dedicate alla moda, alle rubriche di casa, salute e bellezza. 
La moda presenta “Essere se stesse gallery, 4.0”, un revival diciamo.
Quando apparve la prima “Essere se stesse gallery” sul numero 2 delle Mele era un inno al vestirsi come si voleva, al sentirsi libere nonostante imposizioni di società e classi, era un moto e un urlo al voler respirare liberi da catene.
Oggi che il mondo è cambiato e sono tornati i Mom, i jeans a vita alta della mia adolescenza, penso che ci sia dell’ironia nella nostra esistenza terrena: non si esce vivi dagli anni ‘80, ma soprattutto se vuoi male a qualcuno imponigli i jeans a vita alta.

Casa, salute e bellezza, molto Mele style, quei dettagli che possono sapere solo due persone che vivono insieme e che si amano.
Nell’ultima pagina c’è spazio anche per l’Amarcord, un’altra figurina della memoria.
Ma questo, lo lascio a voi, a chi voglia sfogliarlo e leggerlo.

A tale proposito, lo trovate nel mio negozio Etsy: https://www.etsy.com/it/shop/MabelMorriStore?ref=shop_sugg

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