Oltre, la fine dell’attesa

Cinque giorni in Svizzera in agosto.
Cinque ricordi. Più uno.
Questo è il secondo.
Diario svizzero 02.

Il viaggio inteso come momento “prima”, quello dell’attesa, quello del vedersi arrivati, quello del vivere una parentesi di tempo necessaria prima che questo accada (ne è poi piena la letteratura di romanzi su queste bolle di tempo), soffermandosi su quello su cui anche io, a volte, mi soffermo: il gracchiare della radio nel passaggio delle frequenze, da Radio1 a IsoRadio; descrivere quelle nuvole lì davanti (fosse anni fa le avrei ancora descritte “di panna montata”); pensare che indosso i pantaloncini corti e le espadrillas e la temperatura scende gradualmente più si va a nord; come continuare il fumetto nuovo in scene che devono raccontare in poche tavole l’avere 16 anni a cavallo dei primi anni ’90; il vino nel portabagagli, un Rosso Conero Moroder, l’Aión, che non vedo l’ora di assaggiare; ohh, e quel pelino lì mi è sfuggito…; a 18 gradi io vado di jeans altroché costume da bagno (l’arrivo in Svizzera è traumatico; la temperatura è così bassa che quando esco dall’auto in maglietta vengo travolta da un’ondata di gelo di 15 gradi da pioggia secca e l’espressione che la mia faccia assume è come quella di Zerocalcare nei suoi fumetti, lunga come “L’urlo” di Munch, nell’accettare di aver completamente sbagliato la scelta del contenuto della valigia indice di un’appartenenza inequivocabile alla gente di mare, perché ho portato solo una felpina da fighetta da sfoggiare per l’umidità in riva al mare e qui serve un giubbotto anti vento il quale previa inesperienza ovviamente non mi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello la sola lontana idea che potesse servirmi); cose così, da cervello al pascolo o anche noia da viaggio, da distanza, un lusso per pochi.
La scritta Como sbarrata di rosso.
La scritta Svizzera in bianco su sfondo blu.
La scritta dogana nella struttura costruita nei primi anni del secolo scorso.
Oltre la fine dell’attesa.

(Foto scattata alla dogana tra Italia e Svizzera, tra le città di Como e Chiasso)

 

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