
Il Neon di Matteo Botteghi, detto Botte, è stato uno dei miei posti preferiti di quando vivevo a Rimini.
Lo è ancora.
Lo è e lo è stato talmente tanto che l’ho omaggiato ne “Il Giorno Più Bello”.
Finalmente. Continue reading

Il Neon di Matteo Botteghi, detto Botte, è stato uno dei miei posti preferiti di quando vivevo a Rimini.
Lo è ancora.
Lo è e lo è stato talmente tanto che l’ho omaggiato ne “Il Giorno Più Bello”.
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Ho avuto sedici anni nel 1991. In quell’anno iniziava la Guerra del Golfo, c’era l’ultimo congresso del PCI a Rimini, Riccardo Cocciante vinceva Sanremo con “Se stiamo insieme” (ci sarà un perché, ancora oggi tormentone) e Sabrina Salerno e Jo Squillo risvegliavano l’imbolsito pubblico dell’Ariston con “Siamo donne”, moriva Freddy Mercury. E i libri? Si andava di classici, perché la narrativa per ragazzi erano ancora i romanzi di Jack London e Mark Twain. E se avessi oggi, nel 2015, sedici anni?