cinque libri (più uno) che si finge di avere letto e di cui non c’è traccia nella propria libreria, qualora ce ne fosse una in casa

IMG_2220

Tempo fa, annoiandomi sui social, scorrevo gli account seguiti e molti di questi sono blog o siti che trattano di narrativa.
Simpatici o che se la tirano troppo, tanti di questi avevano condiviso la classifica dei venti e dieci (per renderla più breve) libri che tutti fingono di avere letto e che non lo hanno mai fatto. La classifica è stata stilata dal Telegraph, giornale storico britannico, per cui i titoli sono ovviamente colonne e classici della letteratura di lingua inglese.
E se questo link è stato condiviso così tante volte, qualche aspetto su cui argomentare ce l’ha. Continue reading

sputa tre volte

sputa-tre-volte

Eccoti qui.
In una mattina dall’asfalto accecante dopo la pioggia violenta e torrenziale della notte, la sigaretta che fumo alla finestra dopo il caffè mi fa scoprire una brezza fresca, dalla primavera impellente, dietro l’angolo.
Eccoti qui. Atteso, desiderato, cercato. Sei qui. E aspetto che mi chiami. Continue reading

il punto di rottura

copertina-dylandog

Quando la Hop! Edizioni mi scrisse una mail proponendomi la partecipazione alla raccolta di fumetti “La fine dell’amore” mi mandò anche la lista dei disegnatori e disegnatrici che avevano già risposto affermativamente al progetto. Quando lessi i nomi di Marco Kazzemberg Galli e Aka B dissi subito di sì, pensando e quando mi ricapita più di apparire in un libro a fumetti insieme a loro? L’idea di esserci insieme a loro fu motivo di grande onore, lo ammetto e lo scrivo serafica. Con Ausonia invece era diverso: ci si conosce, da quella chiacchierata a un lontano Cesena Comics a una mia presentazione a un BilBolBul in una Bologna innevata, a un’altra presentazione, la sua, a quel bel Circolo dei Malfattori oggi purtroppo chiuso. E altre occasioni, sempre belle. Continue reading

tre libri che chiederei in regalo ai miei genitori se avessi oggi sedici anni (ma che naturalmente avrei scoperto tardi e che comunque non avrei letto a quell’età)

libripost1

Dio del cielo. Non voglio nemmeno nemmeno immaginare che tipo di sedicenne potrei essere oggi, nel 2015. E se non mi piacesse leggere? Se non mi piacesse il calcio? Se non fossi quello che sono (anche se spesso mi spaccherei la faccia da sola) che non è poi così male voltandosi ormai senza vergogna a ricordare quegli anni? Fortunatamente ho questa visione romantica della vita (di un mondo ideale e che evidentemente esiste solo nella mia testa) per cui penso che ognuno vive la propria epoca, cresce in determinati anni che sa la madonna perché ma è così e tocca accontentarsi, così io avevo 16 anni nei primi anni ’90 e niente, li ho vissuti. Continue reading

čuvaj se, abbi cura di te

čuvaj-se,abbi-cura-di-te

Il romanzo è qui accanto a me, sul divano. Non ho ancora finito di leggerlo, mi mancano ancora settanta pagine. “Venuto al mondo” della Mazzantini mi osserva nella sua copertina verde dell’arredamento di una camera da letto e pesci rossi saturi nella grafica da photoshop, pugni arancioni nella luce a effetto che sono come il libro.
Sono nella mia fase italiana, ovvero leggo solo romanzi di scrittori italiani, ne finisco uno e ne inizio un altro, ma rigorosamente italiani. E so che ogni volta che prendo in mano un romanzo della Mazzantini devo aspettarmi Continue reading

tipo recensione de “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers come potrebbe scriverla lui

IMG_8865

I

LO VEDETE? LO VEDETE QUEL QUADRATINO LASSU’ CHE SPUNTA SOPRA LA MIA SPALLA DESTRA? spunta così, in una prospettiva che non avrei mai pensato riuscisse, un po’ perché non sapevo affatto che ci stavano immortalando, un po’ perché non pensavo che si vedesse che stavo leggendo un libro su un materassino a mollo fino alla pancia nell’acqua trasparente dell’insenatura di Portic, una spiaggia del parco naturale di Kamenjak in Istria. Kamenjak è praticamente la punta dell’Istria, disabitata, e l’ultimo paese è Prematura per cui molti confondono quel triangolo bucolico con lo stesso nome. Io sono quella seduta e più o meno galleggiante sul materassino azzurro, con indosso il mio costume rosso che ovviamente non è di quelli che compri abbinati. Credo di essere una campionessa nello sport del dividere costumi abbinati. Li spezzo sempre, e probabilmente l’ultima volta che ne ho portato uno così come la casa madre lo aveva cucito, è stato quando ancora mia mamma mi guardava a vista in spiaggia a Rimini. Poi, con la consapevolezza e il crescere è stato l’oblio. Il decidere e la libertà di potersi vestire da sola mi hanno portato a indossare ancora oggi, all’alba dei quaranta, la salopette e le espadrillas, chiaramente per immensa gioia della mamma. Continue reading

Saluti da Rimini, i manifesti e le cartoline balneari nella tradizione della Riviera romagnola

2015-cattelan

detta come va detta, la stragrande maggioranza dei riminesi non è che sia molto attenta a certe cose, specialmente se si tratta di arte legata all’illustrazione e che smuove la massa.
persino io che di arte dovrei masticarne ogni giorno, sedevo bellamente ai tavolini del Bar Vecchi nel borgo San Giuliano a farmi altamente i fatti miei tra la scorsa della Gazzetta e i quotidiani locali e, guardandomi intorno terminate le mie letture, mi accorsi del nuovo manifesto balneare disegnato da ERON nel 2011, campeggiare in uno di quei riquadri di ferro pubblicitari ai lati dei marciapiedi e che nessuno guarda mai, sorprendendomi, addirittura che lo avessero divulgato per la città. che poi, “per la città”, lo vidi solo lì è un altro discorso.
la faccenda Saluti da Rimini: le cartoline di Cattelan invece ha creato un alito di dibattito e argomentazione che, bisogna ammetterlo, sdraiati sotto l’ombrellone o al bar del 18 a giocare a burraco – e finito il campionato – correva il rischio di non esserci, perso nell’afa e nel tedio del dolce far niente.
detta come va detta, l’inaugurazione del Barrumba fa sempre più mondanità che non la presentazione del nuovo manifesto balneare di Rimini.
riminesi che si interessano a queste cose ce ne sono, naturalmente, però è anche vero che, come in tutte le città, c’è anche tanta gente a cui questa faccenda, detta a modo mio, non gliene frega un emerito cazzo.
la faccenda Cattelan in me ha provocato un moto di piccolo tsunami interno e sorpresa. Continue reading

piero dall’agnol e il suo impeccabile stile

Dylan & Groucho - Piero Dall'Agnol

Una parola abusata – e il cui significato è stato più volte stravolto abbinandolo a qualunque stato che sia di stampo religioso o calcistico -, è fede.
Le prime righe cliccando Wikipedia la descrivono così: la fede è definibile come l’adesione a un messaggio o un annuncio fondata sull’accettazione di una realtà invisibile, la quale non risulta cioè immediatamente evidente, e viene quindi accolta come vera nonostante l’oscurità che l’avvolge.
La fede consiste pertanto nel «ritenere possibile» quel che ancora non si è sperimentato o non si conosce personalmente.
Ho amato il disegno di Piero Dall’Agnol fin dal primo albo di Dylan Dog che gli venne commissionato e continuo ad amarlo oggi come allora. Perché ritengo possibile che possa sperimentare ancora e accetto la realtà invisibile, quella che mi permette di definire Arte l’impeccabile stile di Dall’Agnol. Continue reading

jeffrey, zadie, marc e gli altri

copertina_jeffreyzadieeglialtri

c’è una luce rosa nel cielo del tramonto che sta regalando la natura in questo momento. il sole continua il suo giro e, sebbene il verbo spegnersi sia ingrato, rende però la poesia di questo attimo dalle ombre inesistenti e dai colori spenti. la notte arriverà prima che possa accorgermi che, mentre scrivo queste righe e ho la mente occupata sui tasti del mac, è già in atto; alzerò gli occhi dallo schermo e quel cielo che ho provato a colorare in un “mabino&ilino” (risultato passabile a parte la carta non proprio adatta all’acquerello) sarà definitivamente scomparso e rimarrà solo nei miei ricordi e nell’inizio di questo articolo, nell’ennesima notte che sancisce la resa della quotidianità.
se c’è una cosa che hanno in comune Zadie Smith, Jeffrey Eugenides e Marc Levy è di aver fatto il botto con il loro primo romanzo. Continue reading