Ciao Azeglio

Federico Buffa racconta Azeglio Vicini in alcuni momenti del suo “Storie Mondiali” su Italia ’90, il Mondiale che tutti quelli della mia generazione hanno amato.

“Azeglio Vicini, nonostante l’apparenza bonaria, ha vissuto molte vite. Per esempio, dopo il Mondiale, in una notte d’estate a Cesenatico, sentì dei rumori strani che provenivano dalla strada. Corse al balcone e, quando vide alcuni loschi figuri armeggiare intorno alla sua auto, scivolò e cadde nel vuoto.
Difficilmente se la sarebbe cavata, se non fosse stata per una pizzeria ancora aperta anche a quell’ora tarda (succede, in Romagna). Lui, infatti, nel cadere dal primo piano, finì sul tendone del ristorante, che ne attutì la caduta.

In Brasile, invece, fu vittima di una grande onda. Ha sempre detto: “Mentre ero lì, sotto l’acqua ho capito che per me era finita”. Però ci fu una mano provvidenziale che lo afferrò e lo estrasse dall’acqua. Era Fabio Capello, che era a sua volta in Brasile per commentare alcune partite del Milan. Incredibile: Fabio Capello non è un uomo di costa, è un bisiaco, mentre Vicini sì che è un uomo di costa. Eppure andò così.

La squadra del ’90 è figlia dell’under 21 che nell’Europeo ’86 perde ai rigori contro la Spagna di Luis Suarez.
Nell’88 l’Italia ha inoltre fatto molto bene all’Europeo in Germania: i tedeschi, gli olandesi e tutti gli altri si sono accorti che siamo una bella squadra, e che abbiamo buoni margini di crescita: il ’90 potrebbe essere il nostro anno, anche perché giochiamo in casa. Azeglio Vicini ha un unico dubbio ed è legato al ventiduesimo giocatore da convocare: nel suo cuore sceglierebbe Fusi.
Perché Fusi piace tanto al CT? Perché nell’88 a Spalato, il giorno in cui ha esordito Paolo Maldini, l’Italia ha giocato contro la Jugoslavia. Gli slavi avevano in campo uno con cui non si può negoziare quando è in giornata: Dejan Savicevic.
Per un’ora lui è stato Zorro e l’Italia il sergente Garcia.
A un certo punto Vicini ha guardato la panchina e ha detto: “Fusi, quello là”. Quando il giocatore del Napoli è entrato in campo, è riuscito ad annullare Savicevic, che come al solito dopo un’ora di gioco è diventato meno efficace, ma non è stato comunque un compito facile quello di Fusi, soprattutto non c’era ancora riuscito nessuno. Quando deve fare l’ultima convocazione per il Mondiale, però, Vicino lo chiama e gli dice: “Fuso, non ce la faccio, ho deciso di chiamare quel ragazzo della Juve, penso che in attacco abbiamo bisogno di qualcos’altro”.
Quel ragazzo era Salvatore Schillaci.

Se avete oggi una quarantina d’anni, o comunque ne avevate almeno quindici nel 1990, non potete esservi dimenticato dell’atmosfera che si respirava in Italia.
Si dormiva poco, si stava bene.
L’Italia era un paese benestante, e noi ci godevamo il Mondiale in casa: avevamo la squadra favorita e ogni giorno si viveva un’emozione diversa. Avevano persino due Principi: uno era in campo con la maglia azzurra. Elegante, disinvolto, dal talento cristallino, si chiamava Giuseppe Giannini, il “numero 10” della Roma. E anche l’altro era romano, e le sue sonorità affusolate, eleganti, avvolgevano tutto il Paese: era Francesco De Gregori, e tempo prima aveva composto “Viva l’Italia”.
All’Olimpico sembra che ogni tifoso sventoli una bandiera tricolore, una scena di massa a cui non sono più abituati. La squadra viene letteralmente sospinta dal pubblico: e dal campo un compiaciuto Azeglio Vicini guarda quegli spalti.”

Federico Buffa, da “Storie Mondiali”.

Ciao Azeglio.

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