Murakami, Kristof, Saramago e Orwell

Secondo trasloco in quattro anni.
Tra agosto e settembre ho rimesso mano alla mia vita, l’ho chiusa nei cartoni e l’ho spostata di nuovo.
Ma spostare significa trovare.
In questi casi, ritrovare: se stessi, i propri sogni, la propria infanzia, e farne un punto su chi e cosa sono diventata.
Trasloco 02.

Nella costa di “1984” il riflesso sforma la mia figura mentre scatto la foto.
Cosa rimarrà?
Una giornata di agosto, un trasloco da organizzare, pareti da ridipingere e librerie da smontare. I miei pantaloncini del Milan e le due infradito destre ai piedi, di due taglie e dai colori diverse. Perché mi sono incaponita e non le compro nuove per casa fino a che anche le due destre non si rompono.
Gli esercizi di stile.
Li ho sempre chiamati così.
La crudezza della narrazione, l’essenzialità, quelle storie nelle quali non ci sono nomi ma piccoli particolari o fisici o logistici che rendono riconoscibili i personaggi, senza bisogno di identificazione – un Chiara o un Veronica ti riportano sempre a qualcuno e a un tale periodo -, senza bisogno di troppi fronzoli.
Li ho amati e li ho odiati, li ho trovati bellissimi e bruttissimi, pesanti e onirici, questi libri.
Ma verranno con me.
Sempre.

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