La spesa improvvisa

Cinque giorni in Svizzera in agosto.
Cinque ricordi. Più uno.
Questo è il terzo.
Diario svizzero 03.

Quasi che l’escursione termica – dai 35 gradi nelle Marche nei quali si grondava stando fermi, assaporare il sole secco e fresco della Svizzera – mi faceva venire il raffreddore.
Dovrebbe sempre essere così, o almeno io le mie estati di bambina me le ricordo con queste temperature anche in agosto, quando la pioggia rinfrescava davvero e le nuvole “di panna” (vedi post di due giorni fa) comparivano sopra il mare in burrasca e mareggiate che rendevano lunghissima la spiaggia, anche all’orizzonte, fino al monte di Gabicce, nitido, boscoso, ritagliato nel cielo terso.
Poi al fresco ci si abitua, poi ai monti verdi intorno ci si abitua, alle villette futuriste vicino a villette simil baita con la bandiera svizzera orgogliosamente sventolante ed esposta da una finestra o su un’asta, alle strade pulite e dall’asfalto perfetto.
Poi è capitata una spesa improvvisa; mancavano poche cose: i rapanelli (di cui va ghiotto T.), il vino, qualche frutto, le carote (di cui invece va ghiotto A.). E la strada, di nuovo veloce il confine e la dogana, un supermercato italiano nel quale vale anche 1 franco nel carrello insieme alle monete da 1, 2 € e i 50 centesimi, un supermercato dentro una bolla.
I confini sono strani, stargate che se ci si pensa troppo mandano il cervello in tilt.
E al ritorno; ancora strada, architettura urbanistica e deviazioni, il sole attraverso la tettoia semiaperta della struttura e un filtro di Instagram, il Perpetua, a rendere la foto più appariscente.

(Foto scattata su una superstrada svizzera, nel Ticino)

 

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