La parete azzurra

Uno studio nuovo.
Con una parete azzurra.
Ma il resto del mobilio mi segue da quarant’anni.

Nel mio nuovo studio con la parete azzurra.
Provo a capire se l’ispirazione “funziona”.
Il mio tavolo bianco del Cubotto che mi porto dietro da sempre e sul quale ho disegnato tutto, qualunque fumetto, Mabel Morri abbia mai pubblicato.
È ancora con me, 42 anni dopo.
Il comò con i quattro cassetti della famiglia del Cubotto: mi ci sono aperta l’orecchio da piccola, aprendomelo in due. Non credo di aver visto mia madre piangere tanto, con il trucco colante, alla Anja di Brendon disegnato da Franzella, e io, infante, che le chiedevo perché piangesse se stavo bene; e lei mi rispose per la paura – paura che mi facessi male, paura che inconsciamente e involontariamente ci ha lasciato dentro di noi, purtroppo -. Anche lui, 42 anni dopo, è con me, ancora.
La tv con il tubo catodico, e il lettore VHS e DVD ancora funzionanti, anche loro, provengono dai ’90 (come Eddie Vedder e i Pearl Jam che adesso passano nella radio portatile col CD, di quando facevo le compilation), sul mobiletto della nonna, la mia nonna che non c’è più da così tanto tempo che boh… Ci teneva i liquori, ma anche lui sta ancora con me.
E la mia scrivania piena dei miei disegni: ci sono tutti, “Io e te su Naboo”, “Cinquecento Milioni di Stelle”, “Il Giorno Più Bello”, e gli altri.
E la parete azzurra: ci metterò qualche mensola e la foto dal Guerin Sportivo di Marco van Basten.
Ho 41 anni, mi chiamo Mabel, disegno fumetti e ora nel mio CD passano i Red Hot Chili Peppers.
E appena sistemo tutto, riprendo con le mie Spice.

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