“Il giorno più bello” e questa notte ho sognato che il mio Super Santos si era sgonfiato

Questa notte ho sognato che il mio Super Santos si era sgonfiato.
Ricordo che tentavo di capire chi potesse aiutarmi a gonfiarlo, chi potesse avere una pompa, e se la valvola fosse giusta o avesse bisogno di un supporto.
Praticamente un incubo.
I miei palloni di cuoio sono a casa dei miei, qui ho solo i “classici” della mia infanzia – sembrerebbe intramontabile considerato che continuano a produrli -: il Super Tele e, appunto, il Super Santos.
Inutile aggiungere che entrambi appaiono ne “Il Giorno Più Bello”. Ovviamente.
Ed è curioso come anche piccole cose come queste, possano apparire in un fumetto. Cosine, che quasi passano inosservate, senza attenzione; cosine che a guardare indietro hanno fatto la storia di milioni di bambini.
Chi non ha mai giocato con un Super Tele?
Chi non ha mai provato quella traiettoria fetida del Super Santos che a calciarlo di collo curvava alla fine, involontariamente dalle intenzioni iniziali?
Ne hanno scritto elegie sul Super Santos, perfino, e ricercato le origini.
Un semplice pallone di plastica arancione che ha lasciato ricordi indelebili in generazioni di bambini e bambine, ragazzini e ragazzine, sulla sabbia, nei cortili di cemento, disegnando una porta con il gesso su un muro di mattoni, o il muro scrostato del garage del vicino, quello dove ti riparava le gomme della bici per poche lire.
E lui c’è: palleggiato in mezzo a una stradina di un paese della Puglia, da due bambini e uno dei quali indossa una maglia tarocca della Juventus.
Roba da psicanalisi, il Super Santos che si sgonfia e io che lo disegno nel mio fumetto…

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